A Roma istituzioni, imprese, parti sociali e studiosi si confrontano sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel lavoro. Tra standard, fiducia pubblica, responsabilità e tecnologie “human‑centric”, il nodo resta come trasformare i principi in pratiche operative
La sfida quindi non è la tecnologia, ma la capacità dei sistemi produttivi di integrare l’AI in modo trasparente, equo e orientato alle competenze: cosa devono aspettarsi professionisti, imprese e amministrazioni
L’intelligenza artificiale non è più un tema da convegni, ma una questione di governo quotidiano del lavoro. È questo il messaggio che emerge dalla giornata organizzata dal Ministero del Lavoro insieme a INPS e INAIL, in programma il 27 febbraio a Roma, dove istituzioni italiane ed europee, parti sociali, imprese e mondo accademico proveranno a mettere ordine in una trasformazione che corre più veloce delle norme e delle competenze disponibili .
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: costruire un quadro condiviso di strategie, standard e responsabilità per un’adozione dell’AI che sia trasparente, affidabile e realmente centrata sulle persone. Un tema che attraversa l’intero dibattito europeo e internazionale, soprattutto ora che l’AI entra nei processi produttivi, nei sistemi di valutazione delle performance, nella gestione dei rischi e persino nelle relazioni industriali.
Dal palco grandi quesiti, risposte e stimolanti punti di vista degli esperti in materia
La giornata si apre con un parterre che segnala la portata politica del tema: dalla vicepresidente esecutiva della Commissione Europea Roxana Minzatu ai ministri del lavoro di Francia e Germania, fino alla ministra Marina Calderone, che introdurrà i lavori. Accanto a loro, figure chiave come Stefano Scarpetta (OCSE), Sangheon Lee (ILO), Padre Paolo Benanti e i presidenti di INPS e INAIL, Gabriele Fava e Fabrizio D’Ascenzo .
Ma al di là dei saluti istituzionali, il cuore dell’iniziativa sta nei panel pomeridiani, dove imprese, sindacati e studiosi saranno chiamati a confrontarsi sugli scenari del lavoro del futuro. È qui che si misurerà la distanza tra principi e realtà: come garantire trasparenza negli algoritmi? Come evitare che l’AI amplifichi disuguaglianze? Quali competenze servono davvero? E chi deve garantirle?
L’essere umano resterà al centro, una promessa o un auspicio?
Parallelamente al dibattito, l’evento ospita due spazi espositivi dedicati a tecnologie già sviluppate per un utilizzo “umano‑centrico” dell’innovazione: lo showroom di Palazzo Brasini e i corner di Palazzo Wedekind con le piattaforme SIISL, EDO e AppLI, visitabili su prenotazione .
Una scelta che punta a mostrare applicazioni concrete, ma che apre anche una domanda cruciale: cosa significa davvero “human‑centric” quando l’AI entra nei processi decisionali sul lavoro? La risposta, per ora, non è univoca. Dipenderà dalla capacità delle istituzioni di definire regole chiare, delle imprese di adottare standard affidabili e delle parti sociali di presidiare i diritti.
L’innovazione tecnologica letta dal pensiero filosofico di Luciano Floridi
A chiudere la giornata sarà il filosofo Luciano Floridi, tra le voci più autorevoli sul rapporto tra etica e tecnologia. Un segnale che il tema non è solo tecnico o regolatorio, ma riguarda la visione di società che vogliamo costruire. In primo piano dunque un cambio di impostazione: l’AI non sostituirà il lavoro, ma cambierà il modo in cui il lavoro viene organizzato, valutato, controllato e tutelato. E questo richiede non solo tecnologie, ma governance, trasparenza, formazione e un nuovo patto tra attori del sistema.
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