Appesi a un filo…di cashmere

 

Tradizione e innovazione, futuro...   con un attento sguardo al passato. Sono queste le dinamiche che governano il polo della maglieria e dell'abbigliamento in Umbria. Il riposizionamento avvenuto negli ultimi anni ha puntato su qualità e made in Italy per raggiungere i mercati esteri con forza sempre maggiore. Emblematica a tal proposito l'ultima campagna promozionale di Brunello Cucinelli proclamato nel 2013 Uomo dell'Anno al 26° Grand Prix della Pubblicità. Per la collezione "Inverno 2013" ha scelto, infatti, un'immagine in bianco e nero con tre anziani che si rivolgono ad un pubblico di bambini in un'aula scolastica, su di essa si staglia la frase di John Ruskin: <<I nostri padri ci hanno detto>>. Il valore della tradizione è dunque imprescindibile per l'imprenditore e stilista umbro che ha rivoluzionato in chiave contemporanea l'utilizzo del cashmere grazie all'introduzione del colore.

Sono lavanderie e le tintorie presenti in Umbria a trattare il cashmere più pregiato. Dai grandi marchi noti a livello internazionale ai piccoli laboratori artigianali, la regione conta circa 1.700 aziende e oltre 9mila addetti. Le tipologie di produzione prevalenti risultano essere quelle della maglieria (41% delle imprese), delle confezioni (48%), dei tessuti (2,5%) mentre il restante 8,5% produce intimo, biancheria e tessuti particolari. Questi i dati presentati da Unicredit nel corso di un incontro che si è svolto nella sede di Confindustria a Perugia proprio per fare il punto su andamento e prospettive per il polo regionale del tessile e dell'abbigliamento.

Alcune fasi della lavorazione non possono prescindere dalla manualità frutto di esperienza e tradizione. La cultura della subfornitura costituita da piccole e piccolissime imprese, spesso a carattere artigiano (il 70% delle imprese ha tra i 6 e i 20 addetti) caratterizza il cosiddetto "sistema umbro". La possibilità di occupazione in questo specifico settore si associa il più delle volte a periodi di stage e formazione qualificata.

A dare questo tipo di impronta al distretto fu il progetto industriale di Luisa Spagnoli tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta che esternalizzando la produzione assicurò flessibilità e competitività.

La strategia vincente è dunque data dalla proposta di un prodotto esclusivo, rigorosamente made in Italy, di altissima qualità, con un prezzo intermedio. Attualmente l'export pesa fino all'80% del fatturato. Nel 2012 le esportazioni di maglieria e abbigliamento della provincia di Perugia sono cresciute del 9,8% più del doppio della crescita nazionale negli stessi settori (+4,4%). L'andamento si è saldamente mantenuto anche nel primo trimestre del 2013 con un +7%, una dinamica sicuramente più forte di quella nazionale che si è fermata ad un +2,7%.

 

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