Ora la sfida è fermare lo spopolamento
A dieci anni dal terremoto che il 30 ottobre 2016 devastò la Valnerina e una vasta area dell’Appennino centrale, l’Umbria archivia simbolicamente la fase dell’emergenza e apre quella della rigenerazione. Il decennale del sisma ha restituito il quadro di una ricostruzione avanzata, con migliaia di cantieri completati, due ospedali restituiti alle comunità e una nuova priorità: creare le condizioni perché persone, servizi e imprese possano continuare a vivere e investire nei territori colpiti
Secondo i dati dell’Ufficio speciale ricostruzione Umbria, sono stati completati 2.625 cantieri privati sui 4.054 avviati, mentre i contributi concessi hanno raggiunto 1,64 miliardi di euro, di cui 1,09 miliardi già liquidati.
Sul fronte della ricostruzione pubblica risultano finanziati 574 interventi per oltre 830 milioni di euro e il 97,5% delle opere ha avviato il proprio iter realizzativo, segnando un avanzamento significativo rispetto agli anni immediatamente successivi al sisma.
Norcia ritrova il suo ospedale: “Qui finisce la stagione dell’emergenza”
La giornata del decennale si è aperta a Norcia con la visita al nuovo presidio ospedaliero realizzato nell’ex convento cinquecentesco della Santissima Annunziata, edificio reso inagibile dalle scosse del 2016 e oggi completamente recuperato.
L’intervento, del valore di oltre 15,6 milioni di euro, ha consentito di adeguare sismicamente il complesso storico, rinnovare impianti e tecnologie e ampliare l’offerta sanitaria del territorio.
Il nuovo presidio, classificato come ospedale di zona disagiata, dispone di pronto soccorso integrato e radiologia e introduce servizi particolarmente attesi dalla popolazione della Valnerina:
- reparto di medicina con 14 posti letto;
- day surgery;
- dialisi con 5 postazioni;
- ambulatori di medicina di iniziativa;
- Casa di Comunità Hub già operativa grazie a fondi Pnrr.
Le apparecchiature verranno ulteriormente potenziate grazie alle donazioni arrivate dallo Stato del Kuwait dopo il terremoto, che consentiranno l’acquisto di nuove tecnologie diagnostiche.
«Qui si chiude definitivamente la stagione dell’emergenza e comincia il futuro della Valnerina», ha dichiarato la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, sottolineando come la ricostruzione si misuri prima di tutto nella qualità della vita quotidiana delle persone e nell’accesso ai servizi essenziali.
Cascia riapre il Santa Rita: ospedale antisismico e 40 posti letto
Se Norcia ha rappresentato il simbolo della ripartenza mattutina, il pomeriggio del decennale si è chiuso con un’altra restituzione altamente simbolica: l’inaugurazione del nuovo ospedale Santa Rita di Cascia.
L’edificio originario, costruito alla fine degli anni Cinquanta, era stato dichiarato completamente inagibile dopo il terremoto. Per anni l’assistenza sanitaria è stata garantita attraverso strutture provvisorie e soluzioni temporanee che hanno permesso di non interrompere i servizi.
Oggi Cascia dispone di un presidio completamente nuovo, progettato secondo i più avanzati criteri di sicurezza antisismica.
La struttura, sviluppata attorno a una corte centrale illuminata naturalmente, appartiene alla più alta classe di sicurezza prevista per gli edifici strategici e poggia su 35 isolatori sismici a pendolo, in grado di proteggere non soltanto la costruzione ma anche attrezzature, impianti e arredi.
All’interno trovano posto:
- la Casa di Comunità, attiva dal giugno scorso;
- il reparto di Riabilitazione con 20 posti letto;
- il nuovo Ospedale di Comunità, che porta da 10 a 20 i posti disponibili.
Complessivamente il nuovo presidio dispone di 40 posti letto e servirà sia i circa tremila residenti dell’area sia i milioni di pellegrini che ogni anno raggiungono la città di Santa Rita.
Per la presidente Proietti il nuovo ospedale rappresenta «un presidio che custodisce la cura e la speranza della Valnerina», capace di accompagnare il cittadino dalla prevenzione alla riabilitazione all’interno di un unico percorso assistenziale.
La ricostruzione raccontata attraverso memoria e identità
Le celebrazioni hanno avuto anche una forte dimensione culturale e civile.
Al Digipass di Norcia è stato proiettato il video “La forza delle radici”, dedicato alla capacità di reazione delle comunità dopo il terremoto. L’iniziativa è stata accompagnata dalla presentazione del volume “La terra, la comunità, la rinascita. Umbria 2016-2026. A dieci anni dal terremoto”, che ripercorre il lavoro svolto nel corso dell’ultimo decennio.
Durante l’incontro sono intervenuti, tra gli altri, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il prefetto di Perugia Paolo Canaparo e il sindaco di Norcia Giuliano Boccanera, che hanno richiamato il ruolo svolto dalle istituzioni e dalle comunità locali nel percorso di rinascita.
Dai diversi interventi è emersa una convinzione condivisa: il cosiddetto “modello Umbria” non può essere letto soltanto attraverso il numero dei cantieri o delle risorse investite, ma anche attraverso la capacità di costruire sicurezza, prevenzione e coesione sociale.
La Valnerina oltre la ricostruzione: la sfida è trattenere persone e lavoro
Nel corso delle celebrazioni è emersa con forza una questione destinata a caratterizzare il prossimo decennio: quella demografica.
Se la ricostruzione degli edifici procede e i servizi strategici stanno tornando operativi, il vero banco di prova sarà la capacità di contrastare lo spopolamento che da anni interessa molte aree interne dell’Appennino.
Per questo la Regione punta sempre più sul rafforzamento della sanità territoriale, sul miglioramento dei collegamenti, sul turismo e sulla creazione di nuove opportunità economiche e occupazionali.
L’obiettivo dichiarato è trasformare la dorsale appenninica in un territorio non soltanto ricostruito, ma attrattivo per residenti, famiglie, professionisti e imprese.
Dall’emergenza alla rigenerazione
La giornata si è conclusa con l’anteprima della mostra “Oro e Terra. Il Rinascimento della Valnerina”, dedicata al recupero del patrimonio artistico e documentario salvato dalle macerie.
Non un semplice evento culturale, ma la sintesi più efficace di ciò che il decennale ha voluto raccontare: la ricostruzione non riguarda soltanto case, scuole, ospedali e infrastrutture. Riguarda la capacità di una comunità di preservare la propria identità e di immaginare un futuro.
Dieci anni dopo il terremoto, la Valnerina presenta un bilancio fatto di 2.625 cantieri conclusi, nuovi ospedali, servizi restituiti e patrimonio recuperato. Ma il messaggio emerso con maggiore chiarezza dalle celebrazioni è un altro: la partita della ricostruzione sta lasciando spazio a quella, ancora più difficile, dello sviluppo. Perché il successo non si misurerà soltanto nei cantieri chiusi, ma nella capacità di riportare popolazione, lavoro e prospettive nei territori che hanno saputo resistere al sisma.
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