Caporalato e caldo estremo: l’estate nei campi è già un’emergenza

Braccianti al lavoro (foto pexels di Adem Albayrak)

Braccianti al lavoro (foto pexels di Adem Albayrak)

Flai‑Cgil accusa: “Tavoli fermi, controlli insufficienti”

Il sindacato dell’agroindustria denuncia lo stallo del Tavolo Caporalato e l’assenza di controlli reali nelle campagne, mentre le ondate di calore continuano a mettere a rischio la vita dei braccianti. La morte di Ahmed Belkihal riapre il tema della sicurezza e dell’applicazione delle norme già esistenti

La nota diffusa dalla FLAI‑CGIL arriva in un momento in cui il lavoro agricolo italiano è sotto pressione: caldo estremo, irregolarità diffuse, filiere complesse e un sistema di controlli che fatica a tenere il passo. Il segretario generale Giovanni Mininni punta il dito contro il Ministero del Lavoro e, in particolare, contro la ministra Marina Calderone, accusata di aver annunciato un aggiornamento del Piano triennale contro il caporalato senza coinvolgere le parti sociali.

Secondo la FLAI‑CGIL, il Tavolo Caporalato — istituito per coordinare Prefetture, INL, Regioni, sindacati e associazioni d’impresa — si è riunito una sola volta a febbraio 2026, dopo un anno di sostanziale inattività. Da allora, nessun calendario, nessuna convocazione, nessun documento condiviso. “O il Tavolo non si riunisce, oppure la Flai non è stata invitata”, commenta Mininni con amarezza.

Un’estate che non lascia tregua

Il caldo estremo e il caporalato non sono emergenze future, ma problemi attuali che richiedono strumenti immediati

Il tema non è burocratico: riguarda la sicurezza di migliaia di lavoratori. Le ondate di calore stanno diventando strutturali. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i lavoratori outdoor sono tra le categorie più esposte allo stress termico, con un aumento significativo dei casi di malori e infortuni nelle ore centrali della giornata.

Le ordinanze locali prevedono già la sospensione delle attività nelle fasce orarie più calde, ma la loro applicazione è spesso discontinua. La FLAI‑CGIL cita un caso drammatico: la morte di Ahmed Belkihal, bracciante deceduto per arresto cardiaco mentre lavorava in una serra siciliana alle 13, in pieno divieto orario. Un episodio che, secondo il sindacato, dimostra quanto il sistema dei controlli sia insufficiente.

Le Brigate del Lavoro, gruppi di monitoraggio attivi nei territori, continuano a trovare persone al lavoro durante le ore proibite. “Le ordinanze non bastano se nessuno verifica”, ribadisce Mininni.

Caporalato: il fenomeno si evolve

Il caporalato non è più solo reclutamento illegale. Oggi si annida:

La legge approvata due anni fa dal governo — che introduce una banca dati degli appalti agricoli per tracciare la filiera — è considerata dalla FLAI‑CGIL uno strumento utile, ma ancora non applicato. “Si continua ad annunciarla come quasi fatta, ma nei campi non si vede nulla”, denuncia Mininni.

Cosa serve davvero: le richieste operative

Il sindacato non si limita alla critica: propone interventi immediati e misurabili.

1. Tavoli operativi veri, non solo annunci

Serve una regia nazionale che convochi con regolarità Prefetture, INL, ASL, sindacati e imprese. Senza coordinamento, ogni territorio procede in ordine sparso.

2. Più ispettori nelle campagne

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro è sotto organico da anni. Le ispezioni in agricoltura rappresentano una quota minima del totale, nonostante il settore sia tra i più esposti a sfruttamento e irregolarità.

3. Applicazione reale delle ordinanze sul caldo

Le norme esistono: vanno fatte rispettare. Il sindacato chiede controlli mirati nelle ore più critiche e sanzioni per chi viola i divieti.

4. Attivazione del Fondo per le emergenze climatiche

Annunciato più volte, mai operativo. Per la FLAI‑CGIL è indispensabile per sostenere imprese e lavoratori nei periodi di sospensione forzata delle attività.

Perché questa battaglia riguarda anche le imprese

Il caporalato non danneggia solo i lavoratori: penalizza le aziende regolari, altera la concorrenza e indebolisce la credibilità delle filiere agroalimentari. In un mercato sempre più attento alla sostenibilità sociale, la trasparenza dei processi produttivi è un fattore competitivo.

Le imprese che investono in sicurezza, formazione e contratti regolari rischiano di essere schiacciate da chi taglia i costi sulla pelle dei braccianti. Per questo la richiesta della FLAI‑CGIL non è solo sindacale: è una questione di qualità del lavoro, legalità e tenuta del settore agricolo.

Il punto

Il comunicato della FLAI‑CGIL è un campanello d’allarme: il caldo estremo e il caporalato non sono emergenze future, ma problemi attuali che richiedono strumenti immediati. Le professioni dell’agroindustria stanno cambiando, e la sicurezza non può restare indietro.

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