Coldiretti Umbria: “Ecco l’agricoltura che vogliamo”

Presentato ai candidati alle elezioni regionali, il documento con la “lista” delle urgenze e priorità per il comparto

Le proposte – Snellire il carico burocratico per le imprese; favorire la presenza sul mercato dei prodotti locali, dalla Gdo alle mense pubbliche; una forte e rinnovata attenzione su dissesto idrogeologico e cementificazione; favorire lo sviluppo delle imprese multifunzionali che assicurano servizi; risolvere il problema dei danni causati dalla fauna selvatica alle imprese agricole; nuova Programmazione 2014/2020.

Sono alcune delle proposte e delle tematiche sviluppate all’interno del documento “L’agricoltura che vogliamo”, predisposto dalla Coldiretti in occasione del rinnovo del Consiglio regionale dell’Umbria.
Prospettive di sviluppo – Il presidente della Coldiretti Umbria Albano Agabiti, insieme al direttore Diego Furia, indicano ad alcuni candidati dei diversi schieramenti, gli obiettivi in grado di offrire prospettive di sviluppo all’agricoltura umbra e alle imprese che vi operano, chiedendo anche l’impegno ad affrontare alcune questioni avviate nella scorsa legislatura. “All’interno del documento – sottolineano da Coldiretti – proposte concrete e di interesse collettivo, non solo esclusivamente agricolo”.
I punti principali – Cinque i “pilastri” principali: il primo, incentrato sull’aspetto economico dell’impresa; il secondo, a tutela del consumatore; il terzo, a salvaguardia dell’ambiente; il quarto, volto alla società e al welfare; il quinto, sulla nuova programmazione 2014-2020.
Agabiti e Furia – “Oggi l’agricoltura umbra – affermano Agabiti e Furia – può e deve offrire un importante contributo allo sviluppo dell’occupazione, anche attraverso le proprie attività multifunzionali, ma non va dimenticata la sua costante opera di tutela del territorio reso fruibile al punto da costituire un volano per altri settori, come ad esempio quello turistico. Occorre puntare ad un settore primario sempre più competitivo che, oltre a garantire reddito alle imprese, possa salvaguardare la sicurezza alimentare dei cittadini-consumatori, grazie a prodotti sempre più legati al territorio, al 100 % made in Umbria e alla razionalizzazione delle filiere agroalimentari locali”.

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