Competenze, lavoro, governance, ecco le vere sfide per l’AI che in Italia cresce del 50%

Il mercato dell'Intelligenza Artificiale in Italia cresce del 50% (foto pexels di ThisIsEngineering)

Il mercato dell'Intelligenza Artificiale in Italia cresce del 50% (foto pexels di ThisIsEngineering)

Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 l’AI vale 1,8 miliardi di euro e coinvolge ormai un lavoratore su due. Ma la trasformazione organizzativa resta incompleta: governance debole, uso non controllato degli strumenti e domanda di competenze in forte accelerazione

Un mercato che corre più delle imprese

Nel 2025 il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, con una crescita del +50% rispetto all’anno precedente. A trainare l’espansione sono soprattutto le soluzioni di Generative AI, che rappresentano il 46% del mercato, mentre il resto è composto da progetti di Machine Learning.

I dati arrivano dalla nuova ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, che ha censito 1010 aziende italiane attive nell’offerta di soluzioni AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, soprattutto nei settori Healthcare e Fintech.

Aziende ancora poco mature

Il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto di AI, in netto aumento rispetto al 59% del 2024. Tuttavia, solo una su cinque utilizza l’AI in modo realmente pervasivo. Le applicazioni più diffuse restano chatbot, sistemi di analisi documentale e soluzioni di supporto agli operatori. Le funzioni più coinvolte: ICT, Customer Service, Business Development e Operations. La pubblica amministrazione accelera e arriva a rappresentare il 19% del mercato, mentre le PMI restano indietro: sperimenta il 15% delle medie imprese e appena il 7% delle piccole.

Boom di licenze GenAI, ma cresce lo Shadow AI

L’84% delle grandi aziende ha acquistato almeno una licenza di strumenti di Generative AI (+31% in un anno). Tra i più diffusi: Microsoft Copilot, ChatGPT Plus e Gemini Advanced. Il dato più critico riguarda però l’uso non controllato: solo il 19% dei lavoratori utilizza esclusivamente strumenti aziendali, mentre otto su dieci ricorrono anche a soluzioni esterne, alimentando fenomeni di Shadow AI.

Lavoratori: benefici percepiti, competenze da rincorrere

Quasi la metà dei lavoratori (47%) utilizza strumenti di AI sul lavoro. Tra questi, il 39% dichiara un risparmio di oltre 30 minuti nelle ultime attività svolte con l’AI.

Ma il dato più significativo è un altro: il 41% afferma che grazie all’AI riesce a svolgere attività che non sarebbe in grado di fare autonomamente.

Sul fronte delle competenze, la domanda esplode: nel 2025 gli annunci che richiedono skill AI sono aumentati del 93%, e il 76% delle offerte per profili white-collar altamente qualificati include competenze legate all’Intelligenza Artificiale. L’AI entra anche nei ruoli apicali: compare nel 27% degli annunci per Chief HR Officer e nel 12% per Chief Marketing Officer.

Governance, c’è ancora molto da fare

Solo il 9% delle grandi imprese ha una governance dell’AI realmente strutturata, con responsabilità chiare e processi allineati ai principi etici e agli obiettivi aziendali.

Più della metà (54%) sta lavorando a un modello centralizzato, ma l’adeguamento all’AI Act procede lentamente: solo il 15% ha avviato un progetto strutturato di compliance.

Le sfide del 2026: equilibrio, investimenti e sostenibilità

I direttori dell’Osservatorio – Alessandro Piva, Giovanni Miragliotta e Nicola Gatti – richiamano tre nodi centrali per il prossimo anno:

Sul fronte tecnologico, il 2025 è stato l’anno dell’Agentic AI, ma la piena maturità arriverà solo con la convergenza tra modelli probabilistici e capacità di ragionamento logico. Fino ad allora, l’approccio human-in-the-loop resta indispensabile.

Cosa comporta tutto questo per il mondo del lavoro

Per chi si occupa di professioni, formazione e trasformazione organizzativa, il quadro è chiaro:

Un contesto che richiede politiche industriali, investimenti in formazione e una cultura aziendale capace di integrare l’AI senza subirla.

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