Hotel, investimenti in crescita del 20% nel 2025: più capitali esteri e opportunità professionali

Relax in hotel (foto pexels Andrea Piacquadio)

Relax in hotel (foto pexels Andrea Piacquadio)

Secondo l’EY Italy Hotel Investment Report 2025, il mercato italiano supera i 2,5 miliardi di euro di investimenti, trainato da operazioni value‑add e da una forte presenza di investitori internazionali. Crescono anche le opportunità occupazionali, soprattutto nei segmenti luxury, wellness, guest experience e sostenibilità. Protagonista il comparto ristorazione

Il mercato italiano degli investimenti alberghieri chiude il 2025 con un risultato in forte accelerazione: 2,5 miliardi di euro, pari a una crescita del 19% sul 2024 e a un valore superiore del 35% alla media dell’ultimo decennio . È quanto emerge dall’EY Italy Hotel Investment Report 2025, che conferma la solidità del settore e la sua capacità di attrarre capitali anche in una fase di incertezza macroeconomica.

A trainare il mercato sono soprattutto le operazioni value‑add, arrivate al 62% del totale (erano il 51% nel 2024), segno di un crescente interesse per progetti di conversione, riposizionamento e sviluppo dello stock esistente. Le città più attrattive restano Roma (630 milioni, 25% del totale), Milano (16%) e Venezia (10%), mentre il comparto resort mantiene un peso rilevante (33%), concentrato nelle destinazioni di fascia alta come Capri, Lago di Como e Forte dei Marmi.

Investitori cross‑border: oltre metà del mercato

Gli investitori internazionali rappresentano anche nel 2025 il 53% dei volumi complessivi . Una quota stabile rispetto all’anno precedente, che conferma la capacità dell’Italia di attrarre capitali soprattutto da Europa e Stati Uniti. Portano liquidità e strategie di sviluppo più strutturate e al tempo stesso spingono su segmenti prime, luxury e conversion‑ready, oltre ad umentare la domanda di competenze qualificate, soprattutto nelle strutture di catena e nei progetti di riposizionamento.

Le figure più richieste e dove si concentrano oggi le opportunità

Il settore dell’hospitality continua a muoversi a ritmo sostenuto. L’aumento degli investimenti, soprattutto nel segmento premium e upper-upscale, sta generando una domanda crescente di professionisti lungo tutta la filiera: dalla cucina alla guest experience, fino al wellness management. Una trasformazione che non riguarda solo le grandi città, ma anche resort, borghi rigenerati e destinazioni leisure in forte rilancio.

Secondo le ricerche più recenti, solo tra Toscana e Lombardia si contano oltre 300 posizioni aperte nelle principali catene internazionali, a partire da Marriott, che continua a espandere il proprio network in Italia. ... nel dettaglio

E se la ristorazione rimane il cuore pulsante dell’offerta – con oltre 14 mila annunci attivi per chef e figure di cucina – cresce anche la richiesta di profili capaci di interpretare la nuova idea di ospitalità: personalizzata, esperienziale, sostenibile. …nel dettaglio

Cucina: il motore dell’occupazione

La domanda di cuochi, pastry chef, chef de partie e sous chef è trasversale e costante. Dagli hotel 4 e 5 stelle ai ristoranti gourmet, passando per resort e villaggi, le offerte coprono tutto il territorio nazionale.

Gli annunci raccolti mostrano un quadro molto vario:

“Fine dining”, quando la cucina diventa professione d’autore
e genera occupazione

Non si tratta semplicemente di “mangiare bene” ma vivere un’esperienza costruita con la precisione di un laboratorio creativo. Il fine dining è la forma più alta di ristorazione: cucina d’autore, servizio impeccabile, ambienti curati e una regia invisibile che orchestra tempi, gesti e atmosfere.

Il ruolo dello chef non è di mero esecutore, ma ‘narratore’ di piatti pensati come micro‑racconti composti da ricerca, tecnica e identità. La location diventa parte integrante dell’esperienza: personale formato, conoscenza dei vini, attenzione al dettaglio, capacità di leggere l’ospite e modulare il servizio. Tutto concorre a un obiettivo preciso: creare un percorso sensoriale coerente, memorabile, personalizzato. Il fine dining è anche un settore che genera occupazione qualificata. Richiede competenze tecniche solide, ma anche soft skill: precisione, lavoro di squadra, gestione dello stress, capacità di innovare. Non a caso molti hotel 4 e 5 stelle puntano su ristoranti gourmet come elemento distintivo, trasformandoli in veri motori di reputazione e attrattività

Dalle offerte emerge un filo rosso: competenze tecniche solide, HACCP, organizzazione, conoscenza delle materie prime e, sempre più spesso, inglese operativo.

Guest Experience: la nuova frontiera del servizio

Accanto ai ruoli tradizionali, cresce la richiesta di figure dedicate alla personalizzazione dell’esperienza. Il Guest Experience Manager è ormai una presenza stabile nelle strutture orientate alla qualità del servizio. Un ruolo che richiede visibilità, capacità relazionali, gestione dei feedback e competenze digitali, sempre più centrali nella customer journey.

Gli annunci parlano chiaro: resort nel Chianti cercano manager capaci di monitorare KPI e guest satisfaction;( Resort Manager – Country Resort nel Chianti); gruppi come HO Collection assumono Guest Experience Manager con responsabilità strategiche (Guest Experience Manager); realtà alpine come Forestis offrono posizioni con alloggio incluso, segno di un mercato che punta a trattenere talenti anche in aree meno accessibili; (Assistant Guest Experience Manager de/it/en (f/m/d)

Un mercato in movimento

Dalla cucina alla guest experience, passando per il wellness, l’hospitality italiana sta vivendo una fase di forte dinamismo. Le opportunità non mancano e coinvolgono sia profili operativi sia figure manageriali. La direzione è chiara: servizio personalizzato, qualità, sostenibilità e professionalità.

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