Secondo il Sistema Informativo Excelsior, nei prossimi cinque anni l’Umbria cercherà 13.400 diplomati tecnico‑professionali, ma l’offerta non basta: soprattutto nei profili amministrativi, contabili, turistici e tecnici. Ecco cosa cambia per studenti, famiglie e imprese
Un mercato che assume, ma non trova: il paradosso dei diplomati tecnici in Umbria
In Umbria il lavoro c’è, ma mancano i diplomati giusti. Le imprese umbre, nei prossimi cinque anni, avranno bisogno di 13.400 addetti con diploma tecnico‑professionale. Un numero importante per una regione piccola, che però si scontra con un problema strutturale: i candidati non bastano.
Il dato più evidente riguarda l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing (Afm) – l’ex Ragioneria – che da solo rappresenta una richiesta su quattro: circa 3.400 profili. Seguono:
- Turismo ed Enogastronomia: 2.000 richieste
- Informatica: 1.100
- Costruzioni, Ambiente e Territorio (Geometri): 1.100
Il messaggio è chiaro: le competenze tecniche e amministrative sono oggi tra le più ricercate, non solo in Umbria ma in tutta Italia.
Il caso Capitini: tante richieste, pochi diplomati disponibili
Il trend trova conferma anche nei dati del Job Placement dell’ITET “Aldo Capitini” di Perugia, che nell’ultimo anno ha ricevuto 64 richieste di inserimento lavorativo, in media una a settimana. Le aziende che hanno bussato alla porta della scuola sono:
- 16 studi fiscali e tributari
- 29 aziende dei settori economici
- 19 imprese e studi tecnici del comparto costruzioni e territorio
Eppure, nonostante la domanda, non tutti i posti sono stati coperti. Il dirigente scolastico Silvio Improta lo spiega senza giri di parole:
«Per soddisfare le richieste del territorio dovremmo diplomare il doppio o il triplo degli studenti negli indirizzi economici e tecnologici».
Il motivo? Circa la metà dei diplomati prosegue all’università, mentre molti degli altri trovano lavoro subito, riducendo ulteriormente il bacino di candidati disponibili.
La Camera di Commercio: “La carenza di tecnici frena la crescita della regione”
Il problema non riguarda solo le singole scuole. Per la Camera di Commercio dell’Umbria, il mismatch tra domanda e offerta è ormai un limite strutturale.
Il segretario generale Federico Sisti sottolinea:
«La carenza di diplomati tecnici non è solo una difficoltà per le imprese: è un freno alla capacità di innovazione e crescita dell’intero sistema produttivo umbro».
Secondo Sisti, servono due azioni immediate: più orientamento per aiutare studenti e famiglie a scegliere percorsi con reali sbocchi; più collaborazione tra scuole e imprese, per rendere i percorsi tecnici ancora più aderenti alle esigenze del territorio.
Perché questi dati interessano studenti, famiglie e chi cerca lavoro
L’indirizzo Afm – e più in generale i percorsi tecnico‑professionali – oggi offrono due vantaggi concreti:
1. Inserimento rapido nel mondo del lavoro
Gli studi contabili, le aziende e gli studi tecnici cercano costantemente diplomati con competenze amministrative, informatiche o tecniche. E spesso li assumono prima ancora del diploma.
2. Una base solida per l’università
Contrariamente a un vecchio pregiudizio, gli indirizzi tecnici non chiudono porte: Afm, Informatica, Turismo e Cat preparano bene anche per percorsi universitari in economia, giurisprudenza, ingegneria, scienze del turismo e molto altro.
Il punto: la scelta tecnica oggi è una scelta strategica
Il quadro che emerge è chiaro: in Umbria – come nel resto del Paese – i diplomati tecnici sono troppo pochi rispetto alle esigenze delle imprese.
Per chi sta scegliendo ora la scuola superiore, per chi vuole riqualificarsi o per chi cerca un lavoro stabile, gli indirizzi tecnico‑economici rappresentano, in questo momento, una delle strade più solide e richieste.
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