In Italia oltre metà dei rapporti di lavoro domestico è ancora sommerso. Fidaldo: “Lo Stato chiede alle famiglie di garantire la cura, ma continua a escludere il settore da ogni sostegno”
Il settore che regge il welfare, ma che lo Stato continua a ignorare
Il lavoro domestico non è un comparto marginale: 1,2 milioni di persone occupate e 17 miliardi di valore aggiunto, quasi l’1% del Pil. Eppure, come ricorda Fidaldo (federazione italiana datori di lavoro domestico) nella Giornata internazionale del lavoro domestico del 16 giugno, più di un rapporto su due resta irregolare. Un paradosso tutto italiano: il settore che permette a milioni di famiglie di assistere anziani, non autosufficienti e bambini è lo stesso che continua a vivere in una zona grigia, tra burocrazia, costi insostenibili e assenza di politiche dedicate.
La ricorrenza del 16 giugno non è solo simbolica: richiama l’adozione della Convenzione OIL n. 189, che nel 2011 ha riconosciuto colf, badanti e baby-sitter come lavoratori a pieno titolo, con diritti e tutele. Un riconoscimento che in Italia, però, fatica ancora a tradursi in pratica.
Il nodo del sommerso: “Non bastano i controlli”
Il tema è arrivato anche a Bruxelles. Nelle raccomandazioni del Semestre europeo, la Commissione chiede all’Italia di rafforzare la lotta al lavoro non dichiarato, migliorare il coordinamento degli ispettorati e intervenire nei settori più esposti, tra cui proprio il lavoro domestico.
Per Fidaldo, il messaggio è chiaro: serve una strategia nazionale. “È evidente la difficoltà dello Stato nel contrastare il lavoro nero domestico”, afferma il presidente Andrea Zini. “La casa è intangibile, e questo è sacrosanto, ma non si può pensare di risolvere tutto con il bastone. Occorre individuare anche le ‘carote’ per sollecitare le famiglie alla regolarità”.
Zini denuncia inoltre la “sistematica esclusione del settore da ogni sostegno”, citando l’ultimo caso del DL Primo Maggio, che non prevede misure dedicate. “Serve coraggio da parte del governo. Solo così potremo festeggiare davvero questa giornata, riempiendola di contenuti”.
Cosa serve davvero: incentivi, semplificazioni, formazione
Le richieste:
- rafforzare la deducibilità del costo del lavoro domestico;
- semplificare le procedure per l’assunzione;
- creare strumenti efficaci di incontro domanda-offerta;
- investire in formazione e qualificazione professionale;
- politiche specifiche per anziani e non autosufficienti.
Il lavoro domestico si trova infatti al crocevia di tre grandi trasformazioni: invecchiamento demografico, crisi della cura, necessità di aumentare l’occupazione femminile. Ogni rapporto regolare in più significa più diritti, più sicurezza, più contributi, più qualità dell’assistenza.
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