Agriturismi, B&B e case vacanza superano stabilmente gli hotel: nel 2025 oltre metà delle presenze è extralberghiera
La ricerca AUR (Agenzia Umbria Ricerche) condotta dal responsabile area “Mutamenti sociodemografici”, Giuseppe Coco, ricostruisce l’ascesa continua dell’extralberghiero dal 2000 al 2025. Un settore che più che raddoppia i volumi, supera 1,3 milioni di arrivi e ridisegna l’economia del turismo umbro. Numeri, tendenze e curiosità di una trasformazione che cambia anche le professioni dell’ospitalità.
Tra il 2000 e il 2025 il turismo umbro attraversa quattro stagioni: espansione, stabilizzazione, shock pandemico e nuovo salto di scala. Le presenze passano da poco più di 5 milioni a quasi 8 milioni, mentre gli arrivi crescono da 1,9 a oltre 3 milioni. Dentro questa traiettoria, però, c’è un protagonista che cresce più di tutti: l’extralberghiero. Agriturismi, B&B, case vacanza e affitti brevi diventano la componente più dinamica e, negli ultimi anni, dominante del sistema turistico regionale.
Il sorpasso storico: da un terzo a oltre metà delle presenze
All’inizio del millennio l’extralberghiero valeva il 34% delle presenze. Poi la curva accelera:
- 2002: 43,2%
- 2007: 46,3%
- 2019: 49,9%
- 2024: 52,6%
- 2025: 53,3%
In valori assoluti, il settore passa da 1,7 milioni di presenze nel 2000 a oltre 4,2 milioni nel 2025, più che raddoppiando. Il dato più sorprendente è la stabilità oltre la soglia del 50% negli ultimi anni: oggi più di un turista su due dorme in strutture extralberghiere.
Nel 2023, superato per la prima volta il milione di arrivi
Gli arrivi extralberghieri raccontano un’altra scalata impressionante. Nel 2000 erano 355 mila, pari al 18,6% del totale. Nel 2025 diventano oltre 1,3 milioni, cioè il 43,4% dei flussi regionali.
Alcune tappe chiave:
- 2001: superata la soglia del 20%
- 2007: 620 mila arrivi
- 2019: 912 mila
- 2023: superato per la prima volta il milione
- 2025: oltre 1,3 milioni
La pandemia rallenta, ma non inverte la tendenza: dal 2022 la crescita riparte più forte di prima.
Nel 2025 l’Umbria registra 53 presenze extralberghiere ogni 100 turisti. Nel 2000 erano 34. Un ribaltamento totale in un quarto di secolo: l’Umbria è diventata una regione a prevalenza extralberghiera.
Perché l’extralberghiero conquista?
La ricerca non entra nelle motivazioni, ma i numeri suggeriscono alcune letture:
- Flessibilità e autonomia: gli alloggi indipendenti rispondono alle nuove abitudini post-pandemia.
- Turismo lento e diffuso: l’Umbria intercetta chi cerca borghi, natura, esperienze personalizzate.
- Prezzi e varietà: l’offerta extralberghiera è più ampia e spesso più accessibile.
- Agriturismi come identità territoriale: un modello che unisce ospitalità, paesaggio e qualità.
L’impatto sul lavoro: nuove figure e nuovi servizi
L’ascesa dell’extralberghiero non è solo un fenomeno turistico: cambia il mercato del lavoro e le professioni dell’ospitalità.
- Crescono i micro-imprenditori dell’accoglienza.
- Si affermano figure ibride: host professionali, property manager, gestori multi-struttura.
- Aumenta la domanda di servizi collegati: pulizie professionali, manutenzione, marketing territoriale, esperienze locali.
- Cambiano le strategie dei territori: più attenzione al turismo diffuso e alla sostenibilità.
Una trasformazione strutturale
La lettura congiunta di presenze e arrivi mostra un trend inequivocabile: l’extralberghiero non è più un segmento complementare, ma la colonna portante del turismo umbro. Dal 34% al 53% delle presenze, dal 18,6% al 43,4% degli arrivi: un quarto di secolo che ridisegna l’offerta ricettiva e il modo di viaggiare in Umbria.
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